Che differenza c’è tra fiaba e favola?

C’era una volta la differenza tra fiaba e favola… e a dire il vero ci sarebbe ancora, se non fosse che nell’uso comune i due termini vengono spesso utilizzati come sinonimi! A scanso di equivoci, cominciamo allora col dire che siamo di fronte a due generi letterari completamente diversi e che, al netto di qualche analogia, il confine può essere spesso – ma non sempre – tracciato con una certa sicurezza.

Primo elemento di distinzione tra queste due tipologie di racconto riguarda i temi trattati. Nella fiaba a dominare è in genere l’elemento fantastico: al centro della narrazione ci sono personaggi irreali, come streghe, maghi, elfi e folletti, spesso affiancati da oggetti animati (ve lo ricordate lo specchio parlante in “Biancaneve e i sette nani”, vero?).

Non meno irreale, nella fiaba, è in genere anche la trama: i personaggi sono chiamati a vivere avventure straordinarie, che attraverso mirabolanti peripezie e con la determinante interferenza del prodigio e della magia conducono il protagonista verso l’immancabile – o quasi – lieto fine, che coincide di solito con la conquista di una ricompensa.

Anche in questo aspetto la fiaba trova una propria caratteristica peculiare: i personaggi ricoprono ruoli ben riconoscibili quali eroe, antagonista e relativi aiutanti, secondo uno schema ripetuto connotato da un rigido manicheismo, vale a dire una distinzione netta tra buoni e cattivi. Quasi mai la morale è dichiarata, né vi sarebbe bisogno di renderla esplicita: chi sia il buono e chi il cattivo è fin troppo evidente!

In questo risiede una delle differenze principali tra fiaba e favola: nella favola, infatti, la morale è esplicita e il fine ultimo del racconto è quello di trasmettere un insegnamento di carattere etico o di saggezza pratica. La fiaba, al contrario, ha l’evasione quale principale finalità: del resto, essa nasce come narrazione popolare, nella quale anche gli “ultimi” della società potevano sognare una qualche forma di riscatto (il ritrovamento di una pentola piena d’oro, l’amore di una graziosa fanciulla, etc.).

A differenza della fiaba, trasmessa per lunghi secoli quasi esclusivamente per via orale, la favola può vantare già nell’antichità una vera e propria “codifica letteraria”. Nel mondo occidentale, l’invenzione della favola viene comunemente attribuita al greco Esopo, che tra il VII e il VI secolo a.C. ne fissò i caratteri essenziali, in seguito perfezionati e diffusi dal latino Fedro.

Ma chi sono i personaggi della favola? Dimenticatevi draghi fumanti e orchi cattivi: qui a dominare la scena sono gli animali, di tanto in tanto in compagnia di uomini e dei. Il loro ruolo? Prestare un corpo – e anche una voce – a vizi e virtù dell’animo umano, con il fine ultimo di trasmetterci un insegnamento, una massima, uno spunto di riflessione sui comportamenti nostri e altrui.

Un compito assolto alla perfezione, se è vero che da molte favole sono nate espressioni nei secoli divenute proverbiali. Vogliamo fare un piccolo esperimento? E allora ammettiamolo: chi di noi, nel tentativo di minimizzare l’entità di una sconfitta o negare almeno in parte un proprio piccolo fallimento, non si è poi sentito un po’ come la volpe con l’uva? 😉

Foto di: Trixie Liko