Che differenza c’è tra domicilio e residenza?

Spesso vengono utilizzati come sinonimi, ma in realtà tra domicilio e residenza la differenza c’è, eccome! Certo, la materia è contorta ed è difficile approfondirla in maniera adeguata senza rischiare qualche scivolone: ci limiteremo pertanto a evidenziare quale sia il significato di questi due termini, così com’è stabilito con estrema chiarezza dal Codice civile, che già al Titolo III ne fornisce le definizioni. All’art. 43 infatti leggiamo:

Il domicilio di una persona è nel luogo in cui essa ha stabilito la sede principale dei suoi affari e interessi.
La residenza è nel luogo in cui la persona ha la dimora abituale.

Da questa sintetica descrizione si coglie subito una differenza per quel che riguarda l’ambito cui i due termini si riferiscono: mentre il “domicilio” attiene alla sfera professionale ed è dunque direttamente collegato all’attività lavorativa, quando parliamo di “residenza” ci riferiamo al luogo fisico in cui una persona vive.

Tanto per chiarire: il domicilio è l’indirizzo al quale vengono spediti documenti di lavoro e pratiche professionali. Per un libero professionista, questo coincide in genere con quello del proprio ufficio, che è appunto “la sede principale dei suoi affari e interessi”. In alcuni casi conviene eleggere un domicilio speciale, cui far convergere tutte le comunicazioni relative a uno specifico affare: comune è l’esempio dello studio legale chiamato ad assisterci in una causa.

Per legge, l’elezione di un domicilio non è una pratica amministrativa. L’art. 47 del Codice civile stabilisce soltanto che:

Questa elezione deve farsi espressamente per iscritto.

Qualora non venga esplicitamente eletto alcun domicilio, in genere esso tende a coincidere con la “residenza”. A differenza di quanto avviene per il domicilio, ogni cittadino è obbligato per legge a fissare la propria residenza nel Comune in cui vive stabilmente, registrandola presso l’ufficio anagrafe: qualora non si adempisse a tale obbligo, il rischio è quello di incorrere in sanzioni amministrative anche piuttosto salate!

E se per lavoro o un impegno personale sono costretto a trasferirmi per un paio di mesi in un altro comune, o addirittura all’estero? Devo forse cambiare residenza? Anche in questo caso, la legge è piuttosto chiara, introducendo il concetto di “abitualità”: come evidenziato nel paragrafo precedente, la residenza va fissata nel luogo in cui si vive “stabilmente” e, in questo senso, è ben distinta dalla “dimora”, che è invece il luogo in cui attualmente ci si trova. Quindi, no: per un soggiorno temporaneo, anche della durata di alcuni mesi, non è necessario cambiare residenza. A cambiare, per un periodo transitorio, sarà soltanto la nostra dimora!

Foto di: Ann Ros