Che differenza c’è tra separazione e divorzio?

Il matrimonio è (di solito) un evento lieto. Per alcuni è il coronamento di un sogno inseguito sin da tenera età, per molti l’inizio di un percorso destinato a durare tutta la vita. Per molti, sì, ma non per tutti: capita a volte che, per le cause più disparate, a un certo punto qualcosa vada storto, l’idillio si rompa e, messi da parte romanticismo e promesse d’amore eterno, si cominci piuttosto a discutere – non sempre con toni pacati! – di separazione e divorzio. Magari senza conoscerne bene la differenza… almeno all’inizio.

Tracciamo allora una panoramica della questione, giusto per dipanare i dubbi più ricorrenti e senza alcuna pretesa di scendere troppo in dettaglio. Certo, il terreno su cui ci muoviamo è accidentato e pure piuttosto scivoloso, ma, sprezzanti del pericolo, ci facciamo strada tra liti isteriche e tazzine volanti e proviamo ad andare un po’ più a fondo.

C’è separazione… e separazione!

Per affrontare l’argomento nel modo più diretto possibile, cominciamo con una bella definizione: la separazione personale dei coniugi è un istituto giuridico a carattere transitorio che sospende in parte gli obblighi matrimoniali e l’eventuale regime di comunione dei beni, in attesa della riconciliazione oppure del divorzio.

Troppo difficile? Nessun problema, proviamo a semplificare, un pezzetto per volta, dicendo che la separazione:

  1. è una condizione temporanea, una sorta di limbo non destinato di solito a durare troppo a lungo;
  2. non comporta un cambio di stato civile, quindi durante questo periodo si è ancora sposati;
  3. comporta invece il venire meno di alcuni obblighi del matrimonio, come il vivere insieme e l’essere fedeli al coniuge;
  4. implica la sospensione della comunione dei beni, anche se permane l’obbligo di mantenimento del coniuge;
  5. tiene vivi gli obblighi di partecipazione alla gestione della famiglia e di educazione dei figli;
  6. è reversibile, quindi se le condizioni che l’hanno determinata vengono meno si può “fare pace” e tornare alla vita di prima (possibilmente “meglio” di prima…);
  7. qualora non vi sia la possibilità – o la volontà – di rimettere insieme i cocci, può concludersi con il divorzio.

Tutto chiaro adesso? Bene, allora siete pronti per una notiziona: non esiste un solo tipo di separazione! Testi normativi alla mano, possiamo dire che ne esistano tre, di cui solo due hanno valore legale. Più nello specifico, la separazione può essere:

  • consensuale, quando i coniugi riescono ad accordarsi su come regolare i propri rapporti rispetto agli aspetti economici, patrimoniali e familiari;
  • giudiziale, quando in assenza di un accordo tra i coniugi è un giudice a stabilire le condizioni della separazione;
  • di fatto, quando i coniugi decidono di prendere strade diverse, senza che vi sia alcun atto legalmente valido a “certificare” la separazione.

Solo la separazione consensuale e quella giudiziale aprono la strada allo scioglimento vero e proprio del matrimonio. Non così quella di fatto, che può avere alcune conseguenze a carico dei coniugi nel caso in cui a un certo punto si passi a una delle due forme legali di separazione… ma non è questa la sede per scendere così in dettaglio: è giunto piuttosto il momento di parlare di divorzio.

Divorzio, ovvero… game over!

Seguendo lo schema già collaudato, cominciamo con un’altra definizione: il divorzio è l’istituto giuridico che implica lo scioglimento oppure la cessazione degli effetti civili del matrimonio, rispettivamente in caso di matrimonio con rito civile oppure di matrimonio concordatario. In poche parole: fine dei giochi!

Continuando con questa metafora ludica, semplificando potremmo dire che con il divorzio si torna alla casella di partenza, pronti per una nuova partita. La realtà è ovviamente un po’ più complessa… ma andiamo per punti, dicendo che il divorzio:

  1. può essere richiesto solo a seguito di un periodo di separazione legale, attualmente fissato in 6 mesi per la consensuale e 12 mesi per la giudiziale;
  2. è definitivo, quindi una volta ottenuto non si torna indietro… ovviamente salvo improvvisi ritorni di fiamma e conseguente matrimonio-bis;
  3. comporta il cambio di status, per cui si cessa di essere coniugati e si ritorna nubili o celibi;
  4. conferma l’annullamento degli obblighi matrimoniali, in parte già sospesi con la separazione legale;
  5. implica la definitiva cessazione della comunione dei beni, della destinazione del fondo patrimoniale e della partecipazione dell’ex-coniuge all’impresa familiare;
  6. ha conseguenze importanti e durature su aspetti quali l’assegnazione dell’abitazione familiare, il versamento di un assegno divorzile e l’affidamento dei figli;
  7. in virtù del cambio di stato civile, mette gli ex-coniugi in condizione di sposarsi nuovamente.

Da questo elenco, è evidente come la più grande differenza tra separazione e divorzio stia nel carattere transitorio della prima e in quello definitivo del secondo. Per alcune conseguenze pratiche e immediate, invece, i due provvedimenti in un certo senso hanno dei punti in comune. Anche nel caso del divorzio, in particolare, possiamo distinguere tra due possibili percorsi:

  • divorzio congiunto, quando i coniugi trovano un accordo su tutte le condizioni da adottare e presentano insieme il ricorso;
  • divorzio giudiziale, nell’eventualità in cui i coniugi non riescano a trovare un accordo sui vari provvedimenti e si rimettano quindi nelle mani di un giudice.

Fine della panoramica. Abbiamo messo carne al fuoco in abbondanza, che ne dite? Per molti effettivamente la lettura potrebbe anche terminare qui… Qualora tuttavia vogliate saperne di più sulle leggi che regolano una materia tanto complessa e delicata, concedetevi ancora qualche minuto: qui sotto le passiamo rapidamente in rassegna, rimandando direttamente alle fonti per tutti i necessari approfondimenti.

Separazione e divorzio: i riferimenti normativi

Come abbiamo detto, quando parliamo di separazione ci riferiamo a una condizione temporanea, diversamente dal divorzio, che è invece definitivo. Lo dice la legge, che almeno sulle definizioni non lascia troppo spazio a interpretazioni. Su altre questioni, invece, il quadro normativo si fa piuttosto articolato: resta d’altro canto un riferimento imprescindibile quando ci si addentra su un simile terreno.

In Italia, l’istituto giuridico della “Separazione personale dei coniugi” comincia ad assumere le forme attuali con la “Riforma del diritto di famiglia” (Legge 19 maggio 1975, n. 151) ed è regolamentato dagli articoli 150 e seguenti del Codice civile. Non solo: integrazioni importanti sono affidate al codice di procedura civile e a una serie di leggi speciali, alcune delle quali entrate in vigore in anni recenti. Tra le tante, citiamo ad esempio la Legge 8 febbraio 2006, n. 54, a titolo “Disposizioni in materia di separazione dei genitori e affidamento condiviso dei figli”, e la Legge 10 novembre 2014, n. 162, che introduce novità riguardanti la separazione consensuale.

In apparenza un poco più lineare è il percorso normativo del “Divorzio”, istituito per la prima volta con la Legge 1 dicembre 1970, n. 898 e oggi disciplinato anche dal codice civile (art. 149) e dalla Legge 6 marzo 1987, n. 74, che ha introdotto diverse modifiche significative rispetto alla norma originaria. Non mancano anche in questo caso integrazioni e aggiornamenti più recenti: spiccano ad esempio le disposizioni della Legge 6 maggio 2015, n. 55, che introduce il cosiddetto “divorzio breve”, accorciando i tempi necessari per la presentazione della domanda a seguito di un periodo di separazione locale.

Foto di: Marco Jean Oliveira Teixeira