Che differenza c’è tra pollo e gallo?

E se vi dicessimo che la differenza tra pollo e gallo è una mera questione di età? Qualcuno, magari avvezzo a sentirsi dare del “pollo” a causa della propria goffaggine, potrebbe sentirsi rinfrancato di fronte a una simile rivelazione. Qualcun altro, invece, potrebbe accogliere la cosa con un po’ di scetticismo: e allora, per fugare ogni dubbio, approfondiamo un po’ l’argomento, dedicando a una questione tanto delicata tutto il tempo che merita.

Cominciamo col dire che la classificazione “anagrafica” di questi volatili è roba da veri esperti e che i termini chiamati in causa non sono solo i due già citati: ce n’è anzi uno diverso per ogni fase della crescita di questi simpatici – oltre che utili – animali da cortile, con ulteriori distinzioni tra maschi e femmine!

Ciò stabilito, ribadiamo che la specie è una sola: Gallus gallus domesticus. Perché allora coniare tanti nomi diversi per indicare lo stesso animale? Semplice: al variare dell’età e del sesso cambiano aspetto e abitudini di questi animali, oltre che lo scopo per cui vengono allevati. A tal proposito, la distinzione tra pollo e gallo comincia ad avere un certo peso dal quarantunesimo giorno di vita in poi, ovvero da quando il nostro “eroe” smette di essere “pulcinotto” (da 8 a 40 giorni), fase della crescita successiva a quella di “pulcino” (da 0 a 7 giorni).

A questo punto dovrebbe essere piuttosto semplice intuire che con il termine “pollo” ci si riferisce a un esemplare maschio di Gallus gallus dell’età minima di 41 giorni: un animale giovane, ben lontano della maturità sessuale e quindi dall’età riproduttiva. In questa fase della crescita, un esemplare può arrivare a pesare fino a 1,5 chilogrammi e, se allevato all’aperto, trascorre il proprio tempo a razzolare in cerca dei propri cibi preferiti: erbe, semi, lombrichi, vermi, insetti.

Quand’è che un pollo compie la propria “metamorfosi”, trasformandosi in un bel gallo? In genere il passaggio avviene ufficialmente dopo circa 10 mesi di vita, quando cioè l’animale dovrebbe aver raggiunto l’età riproduttiva… sempre che il percorso non si sia interrotto prima! Nei mesi precedenti a tale scadenza, possono talvolta entrare in gioco termini come “galletto” e “gallo ruspante”, per indicare animali già sessualmente maturi, anche se non completamente sviluppati.

“Metamorfosi” è un termine volutamente iperbolico. Certo è che nel passaggio da pollo a gallo la trasformazione è davvero notevole: la cresta si sviluppa molto, così come i bargigli, mentre il piumaggio si fa più folto e appariscente, spesso con colorazioni molto vivaci, come regolarmente avviene in natura per i volatili di sesso maschile, che anche attraverso la propria livrea – oltre che con la bellezza e l’intensità del proprio canto – cercano di conquistare l’attenzione delle femmine.

A proposito di femmine, sapete che ci sono altrettanti termini per designare anche i loro stadi di crescita? Superata la fase di pulcino e pulcinotto – quando per la distinzione tra maschi e femmine è necessario un occhio ben allenato – entrano in gioco termini quali “pollastra”, “gallina” e, nel caso di femmine impegnate nella cova delle uova, “chioccia”. Per chi non lo sapesse, esiste anche la “pollanca”: è la femmina sterilizzata prima dell’età riproduttiva e, al pari del “cappone” – maschio che subisce la stessa sorte – è un animale destinato all’ingrasso.

Un’ultima curiosità: trattandosi di animali da carne, la pollanca e il cappone non hanno in genere vita lunga, a differenza di galline e galli, che possono invece campare fino alla veneranda età di 10-12 anni!

Foto di: Klimkin